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Posidonia spiaggiata: il parere del WWF

La posizione degli ambientalisti, riguardo la gestione della posidonia spiaggiata, ricalca l’opinione conservatrice del WWF pubblicata, a maggio del 2012, nel «Dossier coste: il profilo “fragile” dell’Italia» e si fonda sui risultati di un progetto internazionale di ricerca, il Global Land Project, nell’ambito del grande partenariato dedicato alle scienze del sistema Terra. Leggendo il corposo dossier troviamo il decalogo per salvare le dune, le quali sono considerate indispensabili protezioni naturali contro l’erosione delle coste. In sintesi, sui resti di Posidonia oceanica –così come anche tronchi, rami, canne, foglie ed alghe– il WWF raccomanda di lasciarli dove il mare li deposita. Inoltre, testualmente sostiene: «la presenza di resti di posidonia sulla spiaggia è indice di alta qualità ambientale, molto meglio di una “bandiera blu”: i comuni dovrebbero quindi andarne fieri e non far di tutto per rimuoverne ogni indizio! La degradazione delle foglie è alla base delle catene alimentari costiere, garantendo così una pesca abbondante e i cordoni che si spiaggiano sono un formidabile strumento per smorzare la forza delle onde e consentire alla sabbia di depositarsi ed essere trattenuta. Tuttavia se proprio si ritiene indispensabile rimuovere depositi considerati eccessivi, ci si limiti a spostarli con grande accortezza al margine della spiaggia, al piede della duna, dove con il tempo verranno coperti dalla sabbia e dalla vegetazione dando vita ad un nuovo cordone dunale; oppure possono essere ammucchiati dove non danno fastidio ma alla fine dell’estate andranno restituiti alla riva.»

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