fine 1024x531 - Salerno, si svuota la terapia intesiva del Covid Hospital del Ruggi: il commovente post del Dott. Memoli

Salerno, si svuota la terapia intesiva del Covid Hospital del Ruggi: il commovente post del Dott. Memoli

“Oggi ultimo giorno di medicina urgenza Covid. Non mi sembra vero. È la fine , spero definitiva, di questa terribile esperienza che ci ha segnato tutti (medici, infermieri, operatori sanitari). Intorno a noi solo tanta sofferenza e purtroppo anche la morte. I lunghi colloqui con le famiglie, il condividere insieme i passaggi più dolorosi, l’accudimento del malato insieme a loro. C’erano intorno a noi tanti pazienti soli ed impauriti , che spesso non potevano parlare neppure al telefono, perché bloccati dentro al casco della cPap o perché semplicemente anziani che non avevano mai imparato ad usarlo. E allora se la giornata non era stata troppo massacrante , se ti avanzavano quei due minuti preziosi , magari andavi al letto di quel malato e componevi tu il numero del figlio, o della moglie, e sostenevi il telefono mentre nello schermo, salvifico e commovente, appariva finalmente il volto dei familiari. Ma per la maggior parte delle giornate restavano soli. E si tenevano dentro le proprie paure, di morire, di finire in rianimazione. E mentre accarezzavi la loro mano te la stringevano forte e non ti lasciavano più o addirittura avrebbero voluto baciarla per ringraziarti di tutto quello che facevi. Stavano lì dentro quel casco, tutto il mondo fuori. Anche i pazienti più giovani , che spesso avevano i bambini a casa che aspettavano i loro genitori. Poi c’erano anche i coniugi che erano finiti entrambi in ospedale e alcune volte non avevano avuto notizie l’uno dell’altro, oppure scoprivano la triste realtà che il compagno di una vita non ce l’aveva fatta. E restavano lì nel proprio letto a fare i conti con un dolore indicibile. E noi medici che ci ritrovavamo a telefonare alle famiglie a casa e che mai e poi mai , quando prestammo il giuramento di Ippocrate, avremmo pensato di dare certe notizie per telefono. Siamo stati per sette lunghi mesi degli astronauti blu indistinguibili gli uni dagli altri, medici, infermieri, operatori sanitari. Anche questo è stato un grande insegnamento:il virus ha annullato tutte le differenze. Tutti insieme a combattere questo terribile virus.Non solo : il virus non guarda in faccia nessuno. Abbiamo cercato con un sorriso, che potevamo trasmettere solo con gli occhi e una parola sempre pronta a dare conforto ad affrontare con coraggio la sofferenza.La battaglia non è finita. Ora che le vaccinazioni procedono, solo continuando ad osservare le regole, tutti insieme ce la faremo. ” Domani non chiamateci più eroi, anche se lo siamo stati, non ci interessa, non ci è mai interessato. Ma conservate il rispetto per queste divise, per i nostri caduti, per quello che siamo stati, per quello che siamo e continueremo ad essere” (Ilaria Varese in memoria di Gianluca Collo, un collega dell’ospedale Maria Vittoria di Torino morto per Covid al servizio della comunità).”

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