giambattista vico - Vatolla, G. B. Vico a 360 - foto

Vatolla, G. B. Vico a 360 – foto

Nato a Napoli nel 1668 da una famiglia di modesta estrazione sociale – il padre, Antonio Vico, era un povero libraio, mentre la madre, Candida Masulla, era figlia di un lavorante di carrozze – Vico fu un bambino molto vivace, ma, a causa di una caduta verificatasi forse nel 1675, si procurò una frattura al cranio che gli impedì di frequentare la scuola per tre anni e che, pur non alterando le sue capacità mentali, quantunque «il cerusico ne fe’ tal presagio: che egli o ne morrebbe o arebbe sopravvissuto stolido», contribuì a sviluppare «una natura malinconica ed acre». Ammesso agli studi di grammatica presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Napoli, li abbandonò intorno al 1680 per dedicarsi al privato approfondimento dei testi di Pietro Ispano e Paolo Veneto, i quali, tuttavia, rivelandosi superiori alle sue capacità, provocarono l’allontanamento dall’attività intellettuale per un anno e mezzo.

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Il periodo di tempo intercorrente fra il 1689 e il 1695 fu denominato dell’«autoperfezionamento». Difatti, dal 1689-1690, nonostante l’Autobiografia riporti indietro la data d’inizio del suo magistero al 1686, svolse attività di precettore dei figli del marchese Domenico Rocca presso il castello di Vatolla (oggi frazione del Comune di Perdifumo) nel Cilento e colà, usufruendo della grande biblioteca padronale, ebbe modo di studiare Platone e il platonismo italiano (Ficino, Pico, Patrizi), appassionandosi al problema della grazia in Sant’Agostino. Approfondisce gli studi aristotelici e scotisti, nonostante la dichiarata avversione per Aristotele e la Scolastica. Legge le opere di Botero e di Bodin, scoprendo al contempo Tacito (che diverrà, insieme a Platone, Bacone e Grozio, uno dei quattro maestri cui s’ispirerà il suo pensiero maturo) e la sua «mente metafisica incomparabile [con cui] contempla l’uomo qual è». Affronta per un breve periodo studi di geometria e, nel 1693, pubblica la canzone Affetti di un disperato, d’ispirazione lucreziana.

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