
“Sono Terra Festival” torna a Eboli il 9 e il 10 ottobre 2026 con il tema della “Fiducia”
Due giorni, nel Convento di San Pietro Alli Marmi, per esplorare il valore della fiducia nel rapporto tra persone e territori, tra identità e sviluppo, attraverso la cucina italiana Patrimonio UNESCO, la DOP Economy, il rapporto tra uomo e ambiente.
Venerdì, alle 18:30, apertura con l’VIII edizione del Premio Solco Maggiore.
Eboli torna a essere il luogo di incontro tra agricoltura, cultura e comunità con la terza edizione del Sono Terra Festival. Un appuntamento promosso dall’Organizzazione di Produttori della Piana del Sele Solco Maggiore, che, anno dopo anno, si è consolidato come un punto di riferimento per il territorio, capace di mettere in dialogo il mondo agricolo con la ricerca, le arti e le nuove prospettive di sviluppo delle comunità locali.
“La parola individuata in questa edizione – dichiara Filomena Vocca, responsabile marketing della OP e promotrice del Festival – risponde a un bisogno concreto di fiducia, non in quanto stato d’animo, ma vero e proprio modus vivendi, pratica quotidiana. L’attività di divulgazione svolta da Solco Maggiore, con il Sono Terra festival, risponde al bisogno di generare un pensiero critico fiducioso e creare le giuste suggestioni per stimolare scelte consapevoli”.
Ad aprire ufficialmente la manifestazione è l’VIII edizione del Premio Solco Maggiore, un riconoscimento rivolto alle persone e alle storie capaci di lasciare un segno e aprire nuove strade. Queste le categorie:
– Premio Solco Maggiore 2026 “Comunicare“
– Premio Solco Maggiore 2026 “Identità“
– Premio Solco Maggiore 2026 “Coltivare“
– Premio Solco Maggiore 2026 “Impresa“
I nomi dei premiati sono rivelati durante la serata. Il premio è un’opera del pittore aretino Fabrizio Modesti, la cui ricerca artistica si nutre della contemplazione della natura, nella quale l’artista ritrova sé stesso.
La serata prosegue con la presentazione del libro La Filosofia della DOP Economy, edito da Treccani, con l’autore Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita e di Origin Italia, e la partecipazione del Consorzio di Tutela del Cavolfiore della Piana del Sele IGP. Una riflessione sul valore delle produzioni di qualità, sul legame con i territori e sul ruolo delle Indicazioni Geografiche nella costruzione di un’economia che riconosce nelle identità locali una risorsa di sviluppo.
Il tema del cibo come patrimonio culturale e strumento di relazione è al centro della conversazione “Cucina Italiana Patrimonio UNESCO. Socializzazione, incontro, amicizia, cura, origine”, con Maddalena Fossati, direttrice de La Cucina Italiana e presidente del Comitato promotore della candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio UNESCO, e Mauro Rosati. Partecipa il giornalista e scrittore enogastronomico Luciano Pignataro. Un dialogo a più voci, alternato a frammenti di film a cura dell’associazione Movieboli, che attraversa la memoria familiare, le tradizioni e i territori, per raccontare una cucina che custodisce la propria storia proprio perché sa trasmettersi, evolversi e dialogare con il mondo.
Il Festival prosegue sabato con Bio.Arch. 2026 – Biodiversità e Archeologia, una mattinata dedicata all’alimentazione e alla sostenibilità in epoca protostorica, a cura del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Un percorso tra ricerca e divulgazione per approfondire le strategie con cui le comunità del passato hanno abitato i territori e gestito le risorse.
La riflessione sul tema della fiducia trova spazio anche nel linguaggio cinematografico. Alle 18:30 si torna in Badia dove l’Associazione Movieboli propone un percorso composto da sequenze tratte da diversi film. Una selezione di storie e immagini attraverso cui esplorare le molteplici declinazioni della parola scelta per questa edizione.
A seguire, Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Bologna, accompagna il pubblico, con un intervento in stile TED talk, sulle relazioni tra clima, popolamento e strategie di adattamento, attraverso alcuni casi della preistoria. Uno sguardo al passato per riflettere sul presente e sulla necessità di compiere scelte consapevoli nella gestione del territorio e delle risorse.
A chiudere il Festival è l’attore Gianluigi Tosto, accompagnato dal violoncello di Damiano Puliti, con la lettura scenica di L’uomo che piantava gli alberi, tratta dal racconto allegorico dello scrittore francese Jean Giono. Una performance tra parola e musica che racconta la forza di un gesto capace, nel tempo, di trasformare un territorio e la comunità che lo abita.
Gli spazi musicali sono a ritmo di jazz sotto la direzione artistica di Antonello Altieri. Le degustazioni dei prodotti del territorio nelle due serate vedono la partecipazione dell’Organizzazione di Produttori Latte di Bufala Mediterranea.
Tutti gli incontri sono gratuiti e aperti al pubblico. Programma completo su www.sonoterra.it
Campagna finanziata con l’aiuto dell’Unione Europea – P.O. 2026










