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I moti del Cilento del 1848

I moti del Cilento nel 1848 vengono annoverati, di diritto, fra gli episodi chiave della storia italiana che hanno condotto al Risorgimento e, in seguito, all’Unità d’Italia. Nonostante la grande attenzione dedicata dagli studiosi alle rivolte siciliane avvenute nello stesso anno, negli ultimi anni è stata infatti riconosciuta un’importanza altrettanto fondamentale agli eventi che hanno visto come protagonista il territorio cilentano, già palcoscenico di una sanguinosa insurrezione nel 1828 ed esempio lampante dell’intraprendenza e del coraggio del fiero popolo che abita queste terre.

L’origine dei moti del Cilento del 1848

In Europa, il 1848 segna, a livello storico, un vero e proprio momento di svolta durante il quale il malcontento covato, per secoli, dal popolo, finalmente riesce a esplodere e a portare alla caduta delle principali dinastie al potere. Alla base di questo malumore, c’erano, da una parte, le dure condizioni di vita in cui versava gran parte della popolazione e, dall’altra, la totale indifferenza della classe nobiliare nei confronti di questa situazione: la mancanza di libertà, le terribili condizioni di povertà e la feroce repressione, attraverso la quale il durissimo regime poliziesco vessava la popolazione, originarono, infatti, forti tensioni sociali che videro una netta contrapposizione fra ricchi e poveri.

costabile carducci
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I fatti del 1848

L’insurrezione del 17 gennaio 1848 avvenne su iniziativa di Costabile Carducci e sulla scia dei moti che avevano agitato Palermo e il regime borbonico appena pochi giorni prima. Carducci, eccezionale uomo d’azione, abbracciate le idee carbonare, organizzò i moti del Cilento, fomentando inizialmente un’insurrezione a Torchiara, vicino ad Agropoli, e, in seguito, a Castellabate e a Pollica, con l’aiuto di esponenti della piccola borghesia locale: la provincia di Salerno, infatti, offriva una maggiore possibilità di successo della rivolta, dato che qui la concentrazione di milizie borboniche era meno massiccia rispetto alla città di Napoli. Il progetto di Carducci prevedeva di estendere l’insurrezione anche alla Calabria e alla Basilicata, ma la mancanza di una solida formazione politica e militare lo fece scontrare contro la dura realtà, fatta di azioni poco significative e scoordinate. Nonostante il parziale insuccesso, però, il re borbone Ferdinando II, fresco delle sconfitte in terra siciliana, fu costretto a scendere a patti con il deputato Carducci, che fu nominato colonnello comandante nella guardia nazionale di Salerno e che fece concedere al popolo una costituzione che, finalmente, riconosceva anche il diritto alla terra.
Il 15 maggio, però, il re ritornò sui suoi passi, sciolse il parlamento e ritirò la costituzione: Carducci fu costretto, così, a fuggire in Sicilia, dove però si mise subito all’opera per organizzare una seconda rivolta contro i regnanti. Già nell’estate del 1848, infatti, fece radunare in Calabria le truppe superstiti di rivoltosi e, deciso a risvegliare i profondi sentimenti antimonarchici dell’ardito popolo cilentano, si diresse a Maratea, approdando il 4 luglio sulla spiaggia del Porticello, nei pressi di Acquafredda.
Lì, raggiunto dal sacerdote Vincenzo Peluso di Sapri, insospettabile emissario dei Borboni, venne catturato e, dopo essere stato vilipeso dalla popolazione, venne barbaramente freddato con un colpo di pistola esploso in pieno volto. Il cadavere del patriota fu poi gettato da un dirupo, dove rimase fino a quando il sacerdote Daniele Faraco lo recuperò per dargli degna sepoltura nella piccola chiesa di Maria Santissima Immacolata ad Acquafredda, al cui esterno, ancora oggi, è possibile ammirare una lapide posta in suo ricordo. Dopo la sua morte, il regime borbonico istituì un lungo processo, al termine del quale non fu condannato nessuno per il barbaro assassinio, e soffocò con ferocia ogni nuovo tentativo di rivolta nel territorio cilentano, che ignorò il vento della rivoluzione fino al 1857, anno della celebre Spedizione di Sapri, organizzata da Carlo Pisacane.

moti rivoluzionari in italia
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L’eredità dei moti del Cilento del 1848

Il 1848, conosciuto anche come la Primavera dei popoli, è stato un momento storico fondamentale per la nascita di quel fenomeno, diffusosi a macchia d’olio in tutto il continente europeo, di autoaffermazione dei popoli, che portò, nei decenni immediatamente successivi, alla caduta delle monarchie assolute e alla nascita di parlamenti democratici, dove legiferare, e di nuove costituzioni da applicare, finalmente ispirate al principio di libertà e di uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge.
E, visto l’enorme contributo che l’indomito popolo cilentano ha dato alla causa, sia in termini di vite umane che di azioni e di iniziative, corre l’obbligo ricordare, ancora oggi, la fondamentale importanza che ha rivestito questo territorio nelle vicende storiche che hanno portato alla nascita dello stato italiano.

redazione

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