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Novi Velia e la Madonna del Sacro Monte

Il Cilento è una terra di devozione e tradizione, che raccoglie alcune delle storie più antiche e suggestive riguardanti la Madonna e la sacralità cristiana. In questo quadro si colloca la Madonna del Sacro Monte, situata nel cuore del santuario di Novi Velia, devoto proprio al culto mariano.
Secondo la tradizione lucana, l’immagine viene svelata l’ultima domenica di maggio e rimane esposta fino a ottobre, dando la possibilità ai pellegrini di tutto il mondo di venire a venerarla.

Come nasce il culto della Madonna del Sacro Monte

Per comprendere la tradizione mariana di Novi Velia, è necessario tornare molto indietro nel tempo ai culti pagani celebrati nella zona. Il Monte Gelbison era infatti luogo di sacrifici e preghiere e solo nel X secolo venne convertito dai monaci in un luogo speciale per la cristianità. Nel corso dei secoli i pellegrini non hanno mai cessato di salire i gradoni per raggiungere la Vergine, percorrendo quella che fino a poco tempo fa era l’unica via di ascesa per giungere al suo cospetto e innalzare la propria preghiera.
Attualmente sono state realizzate alcune strade laterali che consentono a tutti i fedeli di arrivare, perdendo però in parte quella magia fatta di fatica e ricompensa alla fine del percorso.

L’arrivo al santuario di Novi Velia: riti e preghiere

I pellegrini che giungono fino al santuario, percorrendo la via tradizionale o quella più moderna, prima di accedere alla soglia del santuario compiono i rituali tre giri attorno alla cappella e intonano un canto in omaggio alla Madonna. Una volta varcato l’ingresso, l’atmosfera di fervente religiosità coinvolge l’anima e lo spirito, vedendo in lontananza l’immagine della Vergine. Il sito è solitamente affollato e pertanto i pellegrini si mettono in fila ordinatamente per rendere omaggio e salutare la padrona del luogo, in cerca di una grazia o per fare un ringraziamento.

Secondo una leggenda, durante l’epoca longobarda, due cavalieri giunsero sulla cima. Mentre uno dei cavalieri entrò nel portale della chiesa per ringraziare la Madonna, l’altro rimase fuori a deridere il compagno per quel gesto considerato “debole” e poco adatto a un vero guerriero. Tuttavia, improvvisamente il suo cavallo impazzì e si avvicinò pericolosamente al precipizio accanto alla chiesa, pronto a saltare nel vuoto. In quel momento, il cavaliere implorò l’aiuto della Madonna che salvò la sua vita facendo fermare il cavallo su un affioramento di roccia calcarea sullo strapiombo. Da qui deriva il nome di “ciampa di cavallo” dato a quella sporgenza rocciosa. Secondo la leggenda, da quel racconto si sviluppò l’usanza dei pellegrini di lanciare monetine (un tempo si lanciavano sassi provenienti da quella sacra terra) cercando di colpire proprio quell’affioramento roccioso. Secondo la tradizione, se una donna nubile riesce nell’intento, tornerà al santuario da sposata; se invece è un anziano ad avere successo, ritornerà al santuario l’anno successivo.

Come si compone il santuario di Novi Velia

Il Santuario di Novi Velia si compone in primo luogo di una Chiesa Madre, che nasconde nella facciata in pietra un opulento interno barocco, dove è collocata la statua della Vergine.
Superata la Fontana in pietra piperino, si giunge alla Chiesa di San Bartolomeo, dove è sita la cripta di San Nilo. Termina il quadro la torre con le campane, che svetta verso il cielo e rende ancora più imponente la struttura. La Chiesa della Madonna e quella di San Bartolomeo sono collegate dalla Galleria dei Misteri, che merita di essere percorsa per dare alla visita un tocco ancora più suggestivo.
Molto interessante è anche la visita alle grotte dei monaci basiliani, dove vivevano in povertà e si dedicavano alla gestione del santuario.

Il pellegrinaggio

La madonna parte all’alba dalla chiesa madre di Novi Velia trasportata sul capo di una giovane “prescelta” della cittadina cilentana. Lungo il sentiero ad essa vi si aggiungono altri gruppi, provenienti anche dalla Basilicata, che vivono con grande sentimento il toccante momento religioso. Lungo il percorso c’e’ una pietra, che possiamo definire della purezza, nella quale si puo’ entrare e, se si esce, si dice che l’anima di quella persona sia pura.

IL VIDEO (PARZIALMENTE MODIFICATO DA YOUTUBE)

Giunti al santuario, tra canti e balli, secondo la tradizione, il primo ad entrare deve essere il più giovane del gruppo, tenendo tra le mani una Bibbia aperta. Seguono i musicisti, il portatore dello stendardo, le donne con le candele e gli altri membri del gruppo. Dall’ingresso fino all’altare, molti fedeli procedono in ginocchio come segno di penitenza mentre cantano:

“Maronna tanto cara,
ca stai inta sta muntagna,
accuogli sta compagnia
e grazie Maronna mia!”

Quando arriva l’ora di andare via si rientra in chiesa per l’ultimo saluto alla protettrice: si esce dalla chiesa senza voltare le spalle alla Madonna, cantando:

Mò me ni parto e parto sicuro
e ‘mbietto la porto la tua figura,
e sembe ‘mbietto la voglio portare,
sembe a Maria io voglio chiamà”.

“Maria mò mi parto, non so se più ritorno,
ma se Maria non torno, non ti scordar di me.”

“Siamo venuti e mò ce ne andiamo
come facciamo senza di te?
Maria risponne io vi accompagno
sotto al mio manto vi porterò.”

“Mò ce ne andiamo alle nostre case,
chi ci vuol trase senza di te?
Maria rispose io vi accompagno
sotto al mio manto vi porterò,
sotto al mio manto vi porterò
come un giglio di carità.”

“E co tutta sta compagnia,
statti ‘bbona Maronna mia!”

Quando visitare il santuario di Novi Velia

Il santuario di Novi Velia può essere visitato a partire dall’ultima domenica di maggio fino a ottobre, con i pellegrini che possono godere anche della bella stagione per ammirare il panorama circostante e poter percorrere il sentiero anche dal punto di vista naturalistico.
La durata prevista della visita è di circa 2 ore, mentre il percorso a piedi richiede una certa agilità.

Non solo preghiera in un contesto naturalistico suggestivo: ammira il panorama circostante

Una volta lasciata la chiesa, con l’anima più ricca e la meraviglia negli occhi, è possibile continuare a godere dell’esperienza apprezzandone l’aspetto naturalistico.
Affacciandosi dal piazzale è possibile ammirare tutta la vallata sottostante e la macchia mediterranea che dal basso sale verso l’alto, dando la sensazione di libertà.

renato leproux

Ha svolto un lavoro trentennale presso il Ministero della Difesa. Fin da bambino ha vissuto nel Cilento, da grande si e' imposto di divulgare la bellezza mozzafiato di questi luoghi intrisi di leggenda ed incorniciati dalla natura ancora selvaggia ed incontaminata.

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