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Il diario cospirativo di Ramage e i Moti del 1848: il Convento dei Cappuccini di Centola e l’araldica della famiglia Lupo

La metamorfosi dallo spazio sacro alla scuola democratica e l’archeologia dell’acqua contro l’urbanizzazione: un nuovo canone per la monografia e la storiografia del Cilento rurale come manifesto di riscatto civile

L’operazione culturale legata al quadricentenario del Convento dei Frati Cappuccini di Centola non si esaurisce nella celebrazione del passato, ma guarda al turismo sostenibile e alla tutela del Cilento meridionale. Il saggio firmato a quattro mani da Giuseppe Lupo e Ezio Martuscelli (Il Convento dei Frati Cappuccini di Centola. 400 anni di storia. Tra Fondazione, Soppressioni e Retrocessione, co-edito dall’Associazione “Progetto Centola” e dal Gruppo “Mingardo/Lambro/Cultura”, Amazon, 2026, pp. 309) propone la conversione del plesso di San Francesco in un moderno “Centro di Studi” territoriale.

Attraverso un fitto apparato di rimandi digitali e ipertestuali a piattaforme scientifiche, gli Autori scrivono un’opera che punta a sottrarre la pietra del Serrone al degrado e all’incuria, consegnandola alle future generazioni del Mezzogiorno come strumento di emancipazione.

La straordinaria metamorfosi funzionale che il Convento ha vissuto nel Novecento, indagata con competenza dagli Autori sul piano della storia sociale, testimonia le profonde radici del mirabile esempio di riscatto civile del territorio. Spezzata la vita claustrale dalle leggi eversive sabaude del 1866, le celle della Controriforma e i corridoi del Serrone, dopo aver ospitato lazzaretti e profughi dei due conflitti mondiali, inclusi gli sfollati di Anzio e dell’Istria, subirono dal 1946 una riconversione. Grazie al patto tra il Comune e il parroco don Domenico Caputo, la struttura divenne prima Asilo infantile delle Suore Francescane e poi sede della Scuola Elementare sussidiata.

Il saggio ricostruisce l’universo quotidiano di una gioventù contadina segnata da un analfabetismo superiore al 90%. I dettagliati richiami alla cultura materiale scolastica (i banchi biposto in legno, il calamaio, il fiocco nero), ai giochi di strada (mazza e pizzu, mascolino, battimuro) e alla guida formativa di maestri-custodi come Gaetano Speranza, mostrano una scuola attiva fino a metà anni Settanta. Per gli Autori, questa non è una profanazione dello spazio sacro, ma il suo più alto compimento: il monastero nato nel Seicento per assistere gli ultimi delle campagne si apre nel Novecento per garantire il diritto costituzionale allo studio.

Risalendo l’Ottocento, il volume tocca uno dei suoi vertici interpretativi nel capitolo dedicato all’umanista scozzese Craufurd Tait Ramage, in visita al monastero nell’estate del 1828. Compiendo un’audace operazione intertestuale, gli autori incrociano le pagine del diario di viaggio The Nooks and By-ways of Italy con le sentenze penali emesse dai tribunali borbonici dopo i Moti del Cilento del 1828.

Emerge un’inedita verità prosopografica: lo “straniero a piedi” intercettato dai verbali di polizia per un incontro segreto a Velia con il martire liberale Teodosio De Dominicis era proprio Ramage. L’ospitalità offerta dai frati nel refettorio del Serrone e il successivo pranzo a casa di don Francesco Lupo, cognato del De Dominicis, svelano la natura cospirativa e sotterranea del diario odeporico dello scozzese. In questo contesto, la sua descrizione della biblioteca monastica, liquidata come un disordinato cimitero di testi teologici, diventa la prova storica del trauma intellettuale causato dalle precedenti razzie napoleoniche del 1809.

La validazione scientifica di queste dinamiche ottocentesche e seicentesche è sorretta da un imponente apparato di documenti inediti estratti dall’archivio privato della Famiglia Lupo. Il volume si impone per un’accurata applicazione della sfragistica e della diplomatica ecclesiastica, analizzando le bolle di nomina dei Sindaci Apostolici (i laici che gestivano i flussi finanziari per conto dei frati mendicanti) dal concordato borbonico del 1818 fino a metà Ottocento.

L’esame del sigillo impresso sulla patente di don Francesco Lupo e sul riconoscimento dello ius sepulturae del 1683 svela una complessa semiotica araldica sacra. Martuscelli e Lupo isolano il motto «Principatus super humerum eius» e l’incrocio delle mani con le stimmate (il Conformitas francescano), interpretando la cera d’archivio come un codice d’identità impresso sulla materia. Inoltre, il legame funerario della dinastia dei Lupo con la fossa gentilizia della navata, documentato dal 1624 al 1627, rivela le trame del patronato agrario cilentano, capace di proteggere i frati persino dalle successive eversioni statali.

L’apporto metodologico del volume si mostra con evidenza nella scomposizione analitica delle aree esterne del plesso e del monumentale acquedotto di San Leonardo. Attraverso il rogito notarile dell’11 luglio 1842, gli Autori mappano capillarmente il ciclo dell’acqua: la captazione dalle sorgenti del monte San Basilio, il superamento dei dislivelli tramite la condotta sopraelevata in embrici e cotto, e la confluenza terminale nella vasca del sagrato e nella cisterna del chiostro.

Il Convento cessa di essere un avamposto puramente contemplativo e viene decodificato come un polo di sussistenza agraria rurale, capace di negoziare la gestione delle risorse idriche con la municipalità borbonica per garantire la salute pubblica di Centola. Il contrasto, documentato con telerilevamento satellitare aggiornato al 2025, tra l’antico isolamento e la saturazione urbanistica della Contrada Giardine, trasforma queste pagine in un severo atto d’accusa contro la mutilazione delle strutture seicentesche operata dall’antropizzazione contemporanea.

Questa complessa architettura logico-interpretativa risente in modo decisivo dell’identità intellettuale dei suoi Autori, capaci di superare le strettoie della mera erudizione documentaria. Se la prosa si avvale del rigore filologico di Giuseppe Lupo, già docente e dirigente scolastico di formazione federiciana, la struttura metodologica è guidata dall’impronta di Ezio Martuscelli. Chimico di fama internazionale e già direttore del CNR, Martuscelli applica allo scavo storico lo stesso principio analitico della ricerca scientifica.

Già noto per la sua imponente produzione saggistica dedicata alla diaspora migratoria del Basso Cilento (Cilento Terra Matrigna, L’emigrazione nel Cilento tra diaspora e ritorno possibile, Patrimonio Culturale del Cilento Antropologia Storia e religiosità nei Viaggi della memoria…), Martuscelli non legge il monastero come un guscio isolato, ma come un centro vivo di relazioni umane e territoriali, unendo scienze economiche, antropologia e storia locale. È proprio questa sintesi metodologica permette al saggio di ridefinire i canoni della monografia rurale, arricchendo la storiografia del Mezzogiorno d’Italia e della macro-area cilentana di un capitolo fondamentale.

Il Convento dei Frati Cappuccini a Centola
Il Convento dei Frati Cappuccini a Centola

antonella casaburi

Antonella Casaburi, nata a Vallo della Lucania (SA) nel 1980, dopo la maturità classica si trasferisce a Roma, dove si laurea con lode in Storia della Critica Letteraria Italiana all'Università "La Sapienza". Esperta e traduttrice di ungherese, docente di Lettere, "Mirari" è il suo fulminante romanzo d'esordio, numerose volte recensito dalla stampa nazionale, esposto al Salone Internazionale del Libro di Torino, alla Fiera del Libro di Roma e alla Fiera Internazionale del Libro di Praga. Acquista MIRARI: https://www.lastaria.it/mirari/

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