
Oliveto Citra celebra la memoria contadina: grande successo per la IV Edizione della Meccanizzazione Agricola
Tra trattori storici, motori a testa calda, musica popolare, sapori della tradizione e percorsi didattici, la manifestazione organizzata dal Club Salerno Autostoriche ha riportato al centro i valori autentici della civiltà contadina. Il plauso del sindaco Carmine Pignata, del dott. Luigi Iuozzo e il patrocinio morale del Sele d’Oro.
OLIVETO CITRA – Non è stato soltanto un raduno di trattori. Non è stata soltanto una festa dedicata ai motori e alle macchine agricole d’epoca. La IV Edizione della Meccanizzazione Agricola – Città di Oliveto Citra, organizzata dal Club Salerno Autostoriche, si è trasformata in un vero viaggio nella memoria, capace di coinvolgere un numeroso pubblico attraverso storia, cultura, didattica, musica, gastronomia e tradizioni popolari.
Per due giornate la Località Madonna della Consolazione è diventata il punto d’incontro tra generazioni diverse: anziani che hanno vissuto direttamente il mondo agricolo di un tempo, appassionati e collezionisti che oggi custodiscono con passione i mezzi storici, famiglie e tanti giovani, chiamati a conoscere una parte importante della storia del territorio.
La manifestazione ha ricevuto il patrocinio morale del Sele d’Oro, un riconoscimento particolarmente significativo per un’iniziativa che ha fatto della cultura, della passione, della tradizione e della memoria i propri elementi caratterizzanti.
A sottolineare il valore dell’evento sono state anche le parole del Sindaco di Oliveto Citra, dott. Carmine Pignata, che ha espresso il proprio apprezzamento per l’organizzazione e per il significato culturale della manifestazione.
Nel suo intervento, il primo cittadino ha invitato il pubblico a guardare oltre la semplice esposizione dei mezzi, cogliendo il messaggio umano che arriva dalla civiltà contadina. In un momento storico segnato da guerre, tensioni, incertezze e da una società sempre più frenetica, il Sindaco ha richiamato la necessità di ritrovare il tempo per se stessi, per la famiglia e per gli altri.
Un invito a rallentare, almeno per qualche momento, e a riscoprire quei valori che sembrano oggi sempre più difficili da preservare: il rispetto, la solidarietà, il senso della comunità, il rapporto con la natura e il piacere di stare insieme senza essere continuamente distratti dalla velocità della vita moderna.
Una riflessione che ha trovato piena sintonia nello spirito della manifestazione: guardare al passato non per rimpiangerlo, ma per recuperare ciò che di prezioso può ancora insegnare al presente.
Positivo anche il riscontro del Commissario alle Manifestazioni Agricoltura, dott. Luigi Iuozzo, che ha elogiato l’organizzazione e, in particolare, il percorso didattico realizzato con l’Istituto Comprensivo di Palomonte attraverso il progetto “Dal seme al pane”.
Il coinvolgimento di quattro classi ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’intera iniziativa. Gli studenti hanno potuto seguire il percorso dalla terra alla tavola, comprendendo il valore del lavoro agricolo e di quelle conoscenze che per generazioni sono state trasmesse all’interno delle famiglie.
Un progetto che ha offerto anche un importante spunto di riflessione: quanto sappiamo oggi del lavoro che esiste dietro un alimento che arriva sulle nostre tavole?
Proprio da questa domanda è partito il percorso storico curato dal presidente del Club Salerno Autostoriche, ing. Dino Nardiello, dedicato all’evoluzione della meccanizzazione agricola dai motori a testa calda degli anni Trenta fino agli anni Novanta.
I vecchi motori, i trattori, i cingolati e le macchine agricole sono diventati così autentici strumenti didattici. Attraverso la loro evoluzione è stata raccontata la trasformazione delle campagne italiane: il passaggio dal lavoro manuale alla forza animale, dai primi motori ai trattori, fino alla progressiva introduzione dell’idraulica, dell’elettronica e delle tecnologie moderne.
Ma dietro ogni macchina è stata raccontata soprattutto una storia di uomini e donne.
Ogni trattore ha ricordato una famiglia, una campagna, una stagione di lavoro, una fatica, un sacrificio. Il ferro è diventato memoria.
E proprio questa è stata una delle intuizioni più importanti della manifestazione: conservare un mezzo agricolo storico significa conservare anche la storia di chi lo ha utilizzato.
La giornata di sabato ha avuto un momento particolarmente suggestivo con “Note sotto le stelle”, realizzato con la collaborazione della Pro Loco di Oliveto Citra.
Una serata nella quale motori, musica, gastronomia e tradizioni popolari si sono incontrati in un’atmosfera suggestiva. Il pubblico ha potuto degustare piatti della cultura contadina e riscoprire i sapori della tradizione, mentre la musica popolare accompagnava racconti, abiti tradizionali e atmosfere di altri tempi.
Protagonista della serata anche lo studioso e cultore della cultura contadina Antonio Giordano, insieme al gruppo di canto e ballo popolare, che ha regalato momenti di grande partecipazione, trasformando la serata in un autentico incontro tra cultura musicale e memoria popolare.
Un filo conduttore ha unito l’intera manifestazione: la conservazione e la divulgazione. Conservare i motori, conservare le macchine agricole, conservare i sapori, conservare la musica e, soprattutto, conservare i racconti.
Grande entusiasmo anche per la rievocazione storica dell’aratura e per la sfilata dei trattori cingolati. Tra le immagini più apprezzate dal pubblico quella di Gerardina Calzaretta e della figlia Sabrina Antonello, appena 18 anni, alla guida di un OM 512.
Una madre e una figlia al volante di un mezzo agricolo storico: un’immagine diventata simbolo del passaggio della memoria da una generazione all’altra.
Il momento conviviale “Mangiando con i contadini”, presso il Ristorante La Carriera, ha completato il percorso dedicato alla tradizione, proponendo piatti dal sapore autentico della cucina olivetana.
Anche la tavola, infatti, è memoria. Le ricette tramandate, i prodotti della terra e i sapori semplici rappresentano una parte fondamentale dell’identità di una comunità.
La manifestazione si è conclusa con le premiazioni, che hanno voluto valorizzare non soltanto i mezzi, ma soprattutto la passione e l’impegno di chi li conserva.
Il premio per il veicolo più anziano è stato assegnato ad Antonio Zagaria, con il suo Landini a testa calda del 1954.
Il premio al partecipante più giovane è andato a Danny Vede, presente con un Fiat 550 del 1969.
Il Trofeo alla Memoria “Di Vona Argentina” è stato assegnato a Emidio Monaco, con il suo Landini Testa Calda 25 del 1956.
Particolarmente significativo il Trofeo Sele d’Oro alla Cultura, alla Passione e alla Conservazione, assegnato a Gerardo Vece, classe 1939, di Senerchia, presente con il suo inseparabile Fiat 550 del 1969.
Un doppio riconoscimento è stato assegnato a Giuseppe Clemente, premiato per l’impeccabile restauro del Fiat 25 R e per l’autocarro Fiat 642 R65.
Il Premio Memoria Contadina è andato alla famiglia Antonello, rappresentata da Gerardina Calzaretta e dalla giovane Sabrina, insieme agli altri familiari.
Prima ancora dei premi ufficiali, un riconoscimento simbolico particolarmente importante è stato dedicato ai bambini presenti alla manifestazione, considerati il vero cuore e il futuro del movimento storico.
Ed è proprio ai giovani che guarda il progetto del Club Salerno Autostoriche.
Perché un vecchio trattore restaurato non deve diventare semplicemente un oggetto da ammirare, ma deve continuare a raccontare.
Raccontare che il progresso nasce dal lavoro.
Raccontare che dietro ogni conquista ci sono sacrifici.
Raccontare che la terra ha i suoi tempi.
Raccontare che una famiglia unita e una comunità solidale rappresentano una ricchezza che nessuna tecnologia può sostituire.
Al termine della manifestazione, grande soddisfazione è stata espressa dal presidente ing. Dino Nardiello, che ha ribadito la necessità di continuare a investire nella divulgazione della cultura contadina e nella conservazione dei mezzi agricoli storici.
Il messaggio è apparso chiaro: non basta restaurare il ferro, bisogna restaurare la memoria.
In una società nella quale tutto corre e nella quale spesso non troviamo più il tempo per fermarci, la Meccanizzazione Agricola di Oliveto Citra ha rappresentato una sorta di pausa collettiva.
Un’occasione per guardare un vecchio trattore e ricordare un nonno. Per ascoltare una canzone popolare e ritrovare un’emozione. Per assaggiare un piatto tradizionale e riconoscere un sapore dell’infanzia. Per ascoltare un racconto e comprendere quanto sia preziosa la memoria.
La vera sfida, oggi, non è soltanto conservare le macchine del passato, ma conservare i valori che quelle macchine rappresentano.
Forse è proprio questo il messaggio più forte arrivato da Oliveto Citra: possiamo andare avanti senza dimenticare da dove veniamo.
E mentre i vecchi motori tornano ad accendersi, la memoria torna a camminare.
Perché dietro ogni trattore c’è una storia. Dietro ogni storia c’è una famiglia. E dietro ogni famiglia c’è una parte della nostra identità










